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Home - Stampa - «Aiutate la mamma» poi si uccide - Elettricista lavorava in nero da 23 anni
«Aiutate la mamma» poi si uccide - Elettricista lavorava in nero da 23 anni PDF Stampa E-mail
News Quotidiani
Scritto da Il Mattino   
Sabato 06 Febbraio 2010 07:05
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Era depresso: si è impiccato nel bosco di Capodimonte. Il datore di lavoro gli aveva proposto un contratto regolare, ma senza riconoscergli il pregresso.
«Non fate arrabbiare la mamma e aiutatela», ha scritto alla figlia di 17 anni e al figlio di 12. E alla moglie: «Sono umiliato. Mi vergognavo quando tu andavi a lavorare». Gli ultimi pensieri li ha avuti per la sua famiglia. Poi Giovanni Vano, elettricista di 56 anni, ha deciso di posse fine alla sua vita, con una corda al collo, nel parco della Reggia di Capodimonte.
L'uomo viveva con la famiglia a Casalnuovo, in provincia di Napoli, dove si era trasferito lasciando il suo quartiere natale, la Sanità.

Il suo più grade cruccio era l'occupazione precaria che aveva: lavorava in nero da 23 anni per una ditta che allestiva le luminarie per le feste di piazza, per la quale girava l'intera provincia per 150 euro a settimana. Il 27 dicembe finalmente arriva, dal suo datore di lavoro, la proposta di un regolare contratto di lavoro. Ma avrebbe dovuto rinunciare ai contributi pregressi, agli assegni di famiglia e ad altri diritti maturati in tanti anni di lavoro.

Era depresso, incerto sul da farsi, tra la fuoriuscita dall'incertezza di un lavoro precario e la rinuncia a diritti acquisiti. Lo confida alla moglie, e poi lo mette per iscritto in un quaderno trovato da un nipote nel parco di Capodimonte, a Napoli, dove va ad impiccarsi mercoledì scorso. La moglie denuncia la scomparsa del marito alla polizia. Ma a trovare quel corpo, con una corda a collo fissata a un albero de Bosco di Capodimonte è il nipote. E, nello stesso posto, c'è anche il quaderno con gli ultimi suoi pensieri e alcuni biglietti per la moglie, tutto consegnato al Pm.

Nessuno parla nella casa della famiglia Vago a Casalnuovo dove, con la moglie di Giovanni, ci sono anche le sue sei sorelle. Chiuse in un comprensibile mutismo, sottolineano soltanto una cosa: «Giovanni non era un disoccupato: nella sua vita ha sempre lavorato. Al nero, ma ha lavorato».
 

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